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Guerra Iran-USA/Israele - L’Italia blinda i suoi interessi tra Sicurezza e diplomazia...                

By Enrico Civran April 02, 2026 311

 

Quello che si rileva dall’interno degli ambienti militari in merito a questo ultimo conflitto israelo-americano-iraniano è il fatto che l’Italia da circa 40 anni ha sempre impostato la sua azione in forma diplomatica e le azioni dei reggimenti inviati nelle zone di guerra sono sempre state concordate per indossare il casco blu dell’ONU, quindi addestrati a gestire situazioni di pace.

Sebbene avessimo  tecnologia avanzata e armamenti adeguati, abbiamo spesso trascurato il fatto di preparare gli enti militari alla difesa del territorio ed al clima di un eventuale conflitto, poiché sempre inseriti in contesti internazionali.Per anni abbiamo  condotto esercitazioni, sia interne che esterne al territorio nazionale, senza preoccuparci di poter essere  oggetto di un attacco diretto.

     Caccia Stealth GCap

Siamo comunque pronti ad affrontare situazioni di conflitto o di supporto ad altri Stati ed offrire loro piccoli “pacchetti” di eccellenze (Reparti o Reggimenti Speciali). Oggi si sta lavorando per avere uno scudo difensivo totale idoneo per la difesa da un attacco missilistico su vasta scala. 

La nostra Premier Giorgia Meloni ha confermato, intervistata, che non c’è intenzioni da parte del governo italiano di partecipare alle ostilità tra i due schieramenti,  se non quello di metterci a disposizione per 

 Sistema Grifo (Anti Drone/corto raggio)
per minacce piccole  

eventuali negoziati di pace e nel contesto di un comune accordo con gli altri paesi per salvaguardare i confini territoriali dell’Europa. Comunque è ovvio che le basi americane sul nostro territorio hanno alzato il livello di guardia, del resto come hanno fatto anche le altre nazioni europee.

Facendo parte della Nato siamo impegnati a difendere qualsiasi territorio delle nazioni che ne fanno parte e che possano essere oggetto di ritorsione da parte dell’IRAN, vedi il caso di Cipro in cui abbiamo impegnato la fregata missilistica e antidrone Federico Martinegro con a bordo 160 militari. 

Per rimanere nell'attualità, l’aggressione verso l’Iran da parte di Israele e Stati Uniti ha una escalation che crediamo non sia quella prevista e voluta dal presidente Trump e dagli israeliani. Il fatto non è stato deciso dal nostro Paese, prova ne è che nella fase iniziale del conflitto alcuni militari italiani furono feriti durante l’esplosione di alcuni ordigni missilistici nella base di Erbil a Camp Singara, e in questo caso la politica ha mantenuto un completo riserbo, proprio per minimizzare la sensazione di coinvolgimento e offrire una visione di allontanamento dalle posizioni americane e israeliane. E' comunque normale che i nostri apparati interni siano in preallerta e che l’ attenzione sia rivolta al nostro territorio e a tutti gli obiettivi sensibili, soprattutto per quanto riguarda le basi americane dislocate a nord (Aviano “Friuli Venezia Giulia” base aerea NATO e USA, centro e sud Italia (Naval air Station – Sigonella Sicilia) oggi al centro dell’attenzione come ai tempi di Craxi….

 Sistema SAMP/T NG (scudo antimissile)
per  minacce grandi

Su cosa possiamo contare? Sicuramente per quanto riguarda la marina, in considerazione che siamo circondati da acqua, sappiamo di avere una delle Marine più moderne, capace del controllo del Mediterraneo, con portaerei, fregate e sottomarini U212 a difesa delle rotte, e delle operazioni anfibie, con una forte capacità di proiezione nel mare vicino. Gli asset aereonautici ci permettono di avere caccia di 5a generazione F-35 Lightning II e caccia Eurofighter Typhoon (che verranno sostituiti con i caccia di 6 generazione Stealth GCAP entro il 2035 “progetto Italia Giappone e Regno Unito”) con una tecnologia avanzata che ci permette una difesa aerea del nostro spazio, pronti ad un immediato attacco di precisione che ci riconosce una buona superiorità nei cieli.

Gli sviluppi futuri puntano a far volare i caccia utilizzando tecnologie avanzate integrate a bordo, controllate da remoto tramite piattaforme satellitari con sistemi di comunicazione all’avanguardia le quali ci permetterebbero, nella eventualità di una intercettazione istantanea, una adeguata ed efficacissima risposta. A terra abbiamo battaglioni che hanno già dimostrato capacità di reazione durante le missioni Nato, in Afghanistan, Iraq, Balcani a bordo di carri

  Eurofighter Typhoon

armati Ariete (che verranno sostituiti dai Leopard 2A8IT) e veicoli blindati Centauro e Freccia IFV; (sicuramente questo è uno dei comparti che necessita di un ammodernamento). L’elemento strategico dell’Italia è sicuramente indirizzato al Cyber, l’intelligence, sull’investimento dei Satelliti militari per le comunicazioni sicure, nell’elettronica militare, sugli elicotteri e sui sistemi di intercettazione di droni e razzi/missili come il SAMP/T NG (new generation), che risulta essere un sistema principale antimissile e antiaereo a medio e lungo raggio, che può intercettare missili balistici, missili da crociera, aerei e droni con raggio di oltre 150 km, uno scudo vero e proprio.

Un sistema meno conosciuto è il GRIFO, specifico per droni missili a bassa quota contro minacce ravvicinate (short range): intercetta a 360 gradi soprattutto sciami di droni.

Per contuare il discorso c'è da rilevare che sicuramente il nostro Paese si integra bene nella NATO, mediante la quale grazie alle alleanze, ospitata ogni tipo di armamento sul suo territorio amplificando, cosi, eventuali difese da attacchi inaspettati, e ciò anche grazie alla  posizione strategica nel Mediterraneo che ricopre.

Storicamente l’Italia ha cercato spesso di proporsi come ponte diplomatico nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, e questo per svariate ragioni, tra cui i rapporti diplomatici aperti con molti paesi  dell'area,  e questo anche quando altri paesi europei si siano già maggiormente schierati. Manteniamo un dialogo sia con Israele che con i paesi arabi e l’Iran e, tradizionalmente, sosteniamo soluzioni negoziali e missioni internazionali di pace. Recentemente il governo italiano ha dichiarato di voler favorire negoziati e il cessate il fuoco e spinge per una soluzione diplomatica.

 

Lo stesso IRAN tramite alcune sue figure diplomatiche ha indicato l’Italia come possibile interlocutore “costruttivo” per favorire il dialogo.

Sebbene comunque il nostro Paese abbia un'immagine di paese “dialogante” ci sono limiti molto concreti: l’Italia fa parte della NATO e dell’alleanza occidentale, non è una grande potenza militare o geopolitica e per i negoziati più importanti di solito contano nazioni come Stati Uniti, Russia, Cina oppure paesi più vicini all'area come Egitto, Turchia o Qatar, ultimamente i principali paesi mediatori. Per farla breve: è più facile che il nostro Paese abbia un ruolo di supporto diplomatico e nella fase della ricostruzione e che quindi possiamo tranquillamente dire che, pur avendo interesse a mantenere una posizione di rilievo a livello internazionale (G8), l'Italia non ha necessità di intervenire in maniera autonoma, specialmente in quei conflitti dove viene meno l’applicazione del “Diritto internazionale”.

 F-35 Lightning

Questa politica la vediamo applicata in Medio Oriente in cui sono state abbandonate tutte le postazioni non necessarie per le funzioni svolte nei confronti dei paesi ospitanti ma che sono sotto attacco. In questo contesto si cerca la soluzione più opportuna per garantire un marcato coinvolgimento e operare esclusivamente su canali diplomatici per favorire il ritorno alla pace. 

Il nostro personale militare è comunque stato evacuato immediatamente all'esplosione del conflitto, anche se con una certa difficoltà dovuta all’impreparazione per una escalation di guerra cosi immediata e imprevedibile.

Sicuramente questo episodio porterà a rivalutare tutte le posizioni e tutte le unità di supporto che offriamo all’estero…. La priorità è quella di mettere in sicurezza l’operato dei soldati italiani all’estero per conto del nostro Paese.

 

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Last modified on Thursday, 02 April 2026 15:37
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