L'informazione non è un optional, ma è una delle condizioni essenziali dell'esistenza dell'umanità. La lotta per la sopravvivenza, biologica e sociale, è una lotta per ottenere informazioni.

Technology (28)

 Gianni Viola        This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.a

Tecnologia innovativa per la valorizzazione del moto ondoso e delle correnti marine

By Enrico Civran; La crescente necessità di diversificare le fonti energetiche rinnovabili e di incrementare la resilienza delle infrastrutture energetiche, rende sempre più strategico lo sviluppo di soluzioni capaci di valorizzare risorse naturali, oggi ancora largamente sottoutilizzate. In questo contesto si inserisce il progetto sviluppato da Blue Marine S.r.l., società impegnata nella progettazione e nello sviluppo di sistemi innovativi per la produzione di energia elettrica attraverso lo sfruttamento dell'energia cinetica del moto ondoso e delle correnti marine. Abbiamo voluto entrare nel dettaglio di questa tecnologia sviluppata da Blue Marine che nasce da un articolato programma di ricerca, sviluppo e sperimentazione orientato alla valorizzazione energetica delle risorse marine.       

sopralluogo durante la sperimentazione  

 Attraverso l'integrazione di sistemi meccanici ed elettromeccanici innovativi, la società ha realizzato una piattaforma tecnologica proprietaria finalizzata alla produzione di energia rinnovabile sfruttando il movimento naturale del mare in modo continuo, sostenibile e a basso impatto ambientale. Quindi una risorsa energetica costante e prevedibile. A differenza di molte fonti rinnovabili tradizionali, il mare rappresenta una delle risorse energetiche più interessanti per densità energetica e continuità operativa. Le onde e le correnti marine costituiscono infatti una fonte disponibile per gran parte dell'anno e possono garantire una produzione energetica 

Chiusura boa

anche in condizioni in cui altre tecnologie rinnovabili risultano meno performanti.

L'ulteriore possibilità di sfruttare simultaneamente sia il moto ondoso sia le correnti marine consente al sistema di mantenere livelli di operatività elevati anche durante periodi caratterizzati da minore intensità delle onde, migliorando la continuità produttiva e il fattore di capacità dell'impianto.

Soluzioni modulari e scalabili:

Uno dei principali punti di forza della tecnologia Blue Marine è rappresentato dalla sua elevata modularità. Le diverse configurazioni sviluppate consentono di adattare il sistema a molteplici applicazioni:

  • alimentazione elettrica di singole imbarcazioni;
  • ricarica di natanti a vela o a motore;
  • illuminazione e servizi energetici per moli e pontili;
  • alimentazione di porti turistici e commerciali;
  • supporto energetico per località balneari;
  • elettrificazione di piccole isole;
  • applicazioni presso foci fluviali;
  • recupero energetico presso dighe e infrastrutture idrauliche;
  • alimentazione di sensori, boe intelligenti e sistemi di monitoraggio marino.

L'approccio modulare consente di realizzare sia installazioni puntuali sia veri e propri campi energetici marini, dimensionabili in funzione dei fabbisogni energetici dell'utenza servita.

 

I’A.D. Blue Marine Dr.Devid Roncai 
con la Boa pronta per la posa

In relazione alla Complementarità con eolico e fotovoltaico, la tecnologia si propone come soluzione complementare alle fonti rinnovabili esistenti, contribuendo ad aumentare l'efficienza complessiva dei sistemi energetici. Particolarmente interessante risulta l'integrazione con impianti eolici offshore, dove i dispositivi Blue Marine possono essere installati alla base delle infrastrutture esistenti, consentendo di sfruttare contemporaneamente due diverse fonti energetiche naturali: il vento e il mare. Questa configurazione permette di ridurre la variabilità produttiva tipica degli impianti eolici, incrementando la quantità di energia generata per unità di superficie occupata e migliorando la redditività degli investimenti. Analogamente, l'integrazione con impianti fotovoltaici costieri e sistemi di accumulo può contribuire alla realizzazione di ecosistemi energetici più stabili, resilienti ed efficienti.

Per quanto riguarda l’Innovazione brevettata e sviluppo industriale, la tecnologia è protetta da brevetti e rappresenta una piattaforma tecnologica proprietaria in continua evoluzione. Blue Marine sta portando avanti attività di sperimentazione e ottimizzazione industriale finalizzate ad aumentare l'efficienza energetica, l'affidabilità operativa e la competitività economica dei sistemi, con l'obiettivo di favorirne la diffusione su scala nazionale e internazionale. La semplicità costruttiva, la modularità e la possibilità di adattamento a differenti contesti marini rappresentano elementi distintivi che ne favoriscono l'industrializzazione e la scalabilità.

Nelle applicazioni strategiche per la transizione energetica la progressiva elettrificazione dei porti, della nautica da diporto e delle infrastrutture costiere richiederà nei

 Inizio sperimentazione – posa in mare

prossimi anni nuove fonti di energia distribuita, resilienti e sostenibili. In questo scenario, i sistemi Blue Marine possono rappresentare una soluzione innovativa per:

  • la decarbonizzazione delle attività marittime;
  • la produzione locale di energia rinnovabile;
  • l'autonomia energetica di infrastrutture isolate;
  • il supporto alle comunità energetiche costiere;
  • l'alimentazione di sistemi di monitoraggio ambientale;
  • la riduzione della dipendenza da combustibili fossili nelle aree costiere;
  • lo sviluppo di nuove infrastrutture energetiche offshore.

Sicuramente una nuova opportunità nell’economia del mare poiché l'energia del mare rappresenta una delle frontiere più promettenti della transizione energetica globale. Attraverso una tecnologia innovativa, modulare e potenzialmente integrabile con le principali infrastrutture energetiche esistenti, Blue Marine punta a trasformare il moto ondoso e le correnti marine da fenomeni naturali a risorsa strategica per la produzione di energia pulita. Il loro obiettivo è contribuire alla costruzione di un modello energetico più sostenibile, resiliente e distribuito, valorizzando una fonte rinnovabile ancora largamente inesplorata ma caratterizzata da un significativo potenziale di sviluppo industriale, ambientale ed economico. Le possibili applicazioni spaziano dalla nautica da diporto alle infrastrutture portuali, dalle comunità costiere ai grandi impianti offshore, aprendo nuove prospettive per la produzione di energia rinnovabile e per la crescita della cosiddetta Blue Economy, uno dei settori destinati a svolgere un ruolo sempre più centrale nel futuro energetico mondiale.

L’intervista al Dr. Tommaso Bertolotti, imprenditore e investitore attivo nello sviluppo di progetti industriali e innovativi, co-fondatore di Blue-Marine il quale ci ha dichiarato:

“Siamo particolarmente orgogliosi di poter partecipare alla fase di test e sviluppo di questa tecnologia insieme a Massimo Labruna e al team di AS

Il Dr. Massimo Labruna AD
della AS Labruna (Monopoli- BA)
Premiato alla borsa Italiana
di Milano come ambasciatore
d’impresa 2025    

Labruna, una realtà imprenditoriale che rappresenta un esempio concreto di come innovazione, visione industriale e sostenibilità possano convivere e generare valore nel lungo periodo. Nel corso degli anni AS Labruna ha costruito a Monopoli un modello d’impresa solido e riconosciuto a livello nazionale e internazionale, capace di evolversi costantemente anticipando i grandi cambiamenti del mercato. Dalla motorizzazione marina tradizionale alle propulsioni ibride, elettriche e a celle combustibili, l’azienda ha dimostrato di saper investire con coraggio nelle tecnologie del futuro, trasformando la transizione energetica in una concreta opportunità di sviluppo industriale. Ciò che più apprezziamo di Massimo Labruna è la capacità di coniugare competenza tecnica, visione strategica e pragmatismo imprenditoriale. Sono caratteristiche che hanno consentito all'azienda di crescere in modo sostenibile, mantenendo sempre una forte attenzione all’innovazione, alla qualità e alla creazione di valore per il territorio. La collaborazione avviata sui sistemi di produzione energetica dal moto ondoso e dalle correnti marine nasce proprio dalla condivisione di una visione comune: sviluppare tecnologie concrete, sostenibili e industrialmente scalabili, capaci di contribuire alla transizione energetica e alla crescita della Blue Economy. Crediamo che il futuro dell’energia passi attraverso l’integrazione intelligente di più fonti rinnovabili. Per questo riteniamo particolarmente interessante il potenziale di questa tecnologia, che può affiancarsi all’eolico offshore, al fotovoltaico, ai sistemi di accumulo e alle nuove infrastrutture energetiche marittime, contribuendo a rendere più efficiente e resiliente l’intero ecosistema energetico. Essere coinvolti in questo percorso insieme ad AS Labruna rappresenta per noi motivo di soddisfazione personale e professionale. Le sfide tecnologiche più importanti si affrontano attraverso il lavoro di squadra, la contaminazione di competenze e la capacità di trasformare idee innovative in soluzioni reali. È esattamente questo lo spirito con cui stiamo affrontando questa nuova sfida.”

 

         

                                           

                                                                    

                                                        

                                            

 

 

  • Thales e Google Cloud hanno siglato una partnership storica per lanciare una nuova offerta di cloud sovrano europeo in Germania, offrendo funzionalità cloud avanzate ai clienti e garantendo al contempo la riservatezza, la sicurezza e la totale sovranità dei loro dati.
  • Questa soluzione poggerà su un'infrastruttura dedicata che sarà gestita e operata da una nuova entità tedesca, interamente di proprietà e sotto il controllo di Thales.
  • L'offerta è progettata per soddisfare i rigorosi requisiti normativi e di sovranità digitale delle organizzazioni del settore pubblico tedesco e delle industrie altamente regolamentate, rispondendo ai criteri del nuovo framework C3A della Germania. La soluzione è già disponibile in versione Preview e punta alla General Availability (disponibilità generale) entro la fine del 2026.
  • Con la creazione di questa nuova sovranità regionale, che si affianca a PREMI3NS di S3NS (controllata di Thales), questa partnership segna un primato assoluto per il settore: un'offerta di cloud sovrano paneuropea, che fornisce un'inedita soluzione transfrontaliera di disaster recovery in Europa per l'Europa.

Thales, leader globale nelle alte tecnologie, annuncia oggi una partnership strategica con Google Cloud per la creazione di una nuova soluzione di cloud sovrano in Germania. Sulla scia del successo di S3NS, la consociata Thales per il cloud in Francia, operatore regionale di cloud sovrano europeo, questo accordo segna un passo decisivo nel rispondere alla domanda del mercato tedesco di soluzioni sovrane che proteggano i dati sensibili dalle leggi extraterritoriali.

Thales lancerà una nuova entità tedesca, legalmente e operativamente indipendente da Google Cloud, che sarà dotata di personale e gestita da professionisti locali in Germania. Questo garantirà che nessuna terza parte, comprese le entità non europee, possa accedere ai dati memorizzati o elaborati al suo interno.

"La Germania rappresenta un mercato cruciale per le tecnologie sovrane e questa partnership risponde direttamente alle esigenze delle organizzazioni tedesche, sia pubbliche che private, che desiderano accedere alla tecnologia di Google Cloud sotto il pieno controllo tedesco. Con il lancio di questa infrastruttura gestita a livello locale, offriamo una soluzione che garantisce la protezione dei carichi di lavoro sensibili da qualsiasi giurisdizione extraterritoriale, soddisfacendo al contempo i requisiti unici di sicurezza e conformità dei nostri clienti", ha dichiarato Christoph Ruffner, CEO e Country Director di Thales in Germania.

La partnership riflette la convinzione condivisa che le organizzazioni tedesche ed europee nei settori altamente regolamentati e nel comparto pubblico possano beneficiare di servizi cloud che uniscono una tecnologia di livello mondiale ai più elevati standard di sicurezza e controllo.

"La nostra partnership con Thales in Germania rappresenta una pietra miliare significativa nel nostro impegno per la sovranità digitale in Germania e in Europa. Combinando la potenza e la scalabilità di Google Cloud con la profonda esperienza di Thales nella cybersecurity e nel controllo operativo locale, consentiamo alle organizzazioni tedesche, anche nei settori più sensibili, di innovare con fiducia, rispettando al contempo le specifiche tutele legali e operative richieste dal panorama normativo locale", ha affermato Marianne Janik, Vice President, EMEA North di Google Cloud.

Rispondere alle richieste di cloud sovrano in Germania 

Questa nuova offerta di cloud sovrano in Germania si baserà sulle tecnologie e sui servizi più avanzati di ciascun partner, portando i vantaggi della tecnologia cloud hyperscale alle aziende e alle organizzazioni del settore pubblico, affinché possano innovare in modo trasparente, autonomo e sicuro. La nuova entità pianificata sarà strutturata in modo da garantire una completa separazione operativa da Google Cloud, fornendo ai clienti le garanzie legali e tecniche di cui hanno bisogno in un ambiente sempre più regolamentato. Inoltre, questa nuova soluzione offrirà una maggiore continuità e affidabilità in tutta Europa.

La soluzione è attualmente disponibile in versione Preview e si prevede che sarà generalmente disponibile entro la fine del 2026; è in fase di sviluppo per soddisfare i requisiti normativi, tra cui la certificazione C5 e il nuovo framework C3A.

Un modello collaudato, ora scalabile in tutta Europa

Questa espansione crea due regioni sovrane complementari gestite da Thales. Con un modello tecnologico e operativo identico a quello di PREMI3NS di S3NS in Francia, questa nuova regione consentirà anche ai clienti tedeschi, francesi ed europei di beneficiare di una maggiore resilienza, grazie alle funzionalità di disaster recovery tra le due regioni, mantenendo elevati standard di sicurezza. Avendo ottenuto la qualifica SecNumCloud 3.2 per la sua offerta PREMI3NS alla fine del 2025, S3NS dimostra che l'innovazione cloud all'avanguardia può essere combinata con una sicurezza rigorosa, il controllo operativo e una forte protezione dei dati sensibili.

"S3NS accoglie con grande favore questa nuova partnership. Con la Germania stiamo costruendo una novità assoluta a livello europeo: puntando sia alla qualifica SecNumCloud sia alla conformità ai framework C5 e C3A in entrambe le regioni, è la prima volta che un modello di cloud sovrano si rivolge contemporaneamente a diverse certificazioni locali, semplificando l'onere della conformità per i clienti multinazionali. Offrendo questa capacità cloud sovrana multiregione, consentiremo alle organizzazioni europee di beneficiare di una maggiore resilienza, senza mai scendere a compromessi sulla sovranità", ha dichiarato Hélène Bringer, President di S3NS e Vice-President, Critical Information Systems di Thales.

Thales Germania, realtà industriale che impiega 2.300 persone in nove sedi e con una presenza nel Paese che risale al 1880, costituisce la base di questa partnership. La sua pluriennale esperienza nelle missioni critiche nei settori della difesa, della sicurezza, dell'aerospazio e dell'identità digitale posiziona Thales come partner naturale per rispondere ai requisiti cloud più sensibili della Germania.

I rappresentanti dei lavoratori di Thales saranno informati e consultati in merito a questo progetto. Il nome ufficiale della nuova entità tedesca sarà svelato nei prossimi mesi.

 

 

La difesa di un settore sempre sotto attacco -

                  Stand Tanfoglio

A Parma dal 28 al 30 marzo 2026 si èsvolta la fiera delle armi, l’"Eos show" che è la più importante fiera italiana dei settori della caccia,  del tiro sportivo, dell’outdoor; un evento che ha, anche quest’anno, ricevuto la qualifica di fiera internazionale. Un salone unico nel panorama fieristico europeo capace di attrarre soprattutto appassionati professionisti e aziende da tutto il continente con 400 espositori su 60.000 mq di esposizione che hanno registrato circa 40.200 presenze. Durante la fiera abbiamo incontrato Massimo Tanfoglio della omonima azienda "Fratelli Tanfoglio srl.". Tanfoglio è uno dei primi produttori di armi impegnato soprattutto in ambiente sportivo con risultati sempre in crescita nel corso degli anni, il quale ha espresso una sua considerazione sul possesso di armi, soffermandosi proprio sulla demonizzazione di questi strumenti sportivi affermando: ” Qualsiasi avvenimento che succede in Italia che riguarda le armi da sparo ha una influenza mille volte di più di un qualsiasi altro fatto che possa avvenire per esempio in strada con le moto o con la macchina. Noi abbiamo una incidenza di mortalità che è una delle più basse, l’arma non spara da sola, è sempre l’individuo che l’attiva e quando succede al 90% viene enfatizzato in modo errato. Spesso è proprio chi fa comunicazione che sbaglia e fornisce informazioni errate perché non conosce il settore e si lascia andare ad interpretazioni personali come quella di sottolineare che il calibro 22 è un calibro da guerra...”. Un esempio banale è quello delle spade, dell’arco, del fioretto, dei fucili utilizzati nel tiro a volo che non sono demonizzate, ma hanno stesse potenzialità di una semplice pistola e sono discipline olimpiche.

Le aziende di armi e munizioni vivono con la necessità di armare sia una persona che uno Stato; nel primo caso, soprattutto nella caccia e nel mondo sportivo, indipendentemente dalla tipologia dei loro strumenti (armi lunghe o corte “fucili o pistole”). In Italia sono circa 5 milioni di persone quelle che hanno regolarmente una arma. Per averla comunque, chiunque riceve il titolo, deve avere i requisiti, deve fare corsi, deve produrre certificazioni e comunque l’Autorità preposta al rilascio, Questura/Prefettura, si riserva sempre il diritto di valutare la moralità di chi ne richiede il rilascio a differenza delle armi da taglio che comunque si trovano a casa facilmente acquistabili e facilmente detenibili.

Massimo Tanfoglio

Nel secondo caso, nel campo militare, sicuramente hanno maggior possibilità di svolta nelle vendite. Anche solo un militare, un poliziotto, un carabiniere, deve averne almeno una in dotazione individuale ed altre in dotazione di reparto per difendere i diritti a cui è demandato il suo compito.

D'altronde le armi, esistevano, esistono ed esisteranno sempre e saranno sempre soggette a critiche da una parte contestatrice del popolo che invece dovrebbe riflettere per capirne la vera utilità difensiva che hanno sempre avuto. Uno Stato si difende con le armi ma è ovvio che, se si arma, lo fa con l'intento di rispondere ad un eventuale attacco, anche se poi la storia ci insegna che lo “squilibrato di turno” è quello che le utilizza per primo.

Un conflitto comunque aumenta la vendita e questo avviene soprattutto nelle armi pesanti e nei congegni elettronici associati che sono in continua evoluzione al fine di fornire più tecnologia, vedi carri armati, mezzi di trasporto, cannoni, droni, missili, razzi e similari, nonché elicotteri, aerei, navi, sommergibili, ecc..

Le mine e le bombe per esempio da sempre utilizzate in campo militare hanno un loro continuo sviluppo e utilizzo e fanno parte dell’arsenale bellico di ogni paese e vengono anche usate in campo civile, nelle miniere.

 

Farne a meno è quasi impossibile. Quindi bisogna solamente continuare a disciplinarne l’utilizzo/l’uso, nella consapevolezza che comunque non si fermerà mai l’acquisto da parte degli interessati, soprattutto da chi ha il compito di difendere il suo paese.

Per fare un pò di storia, subito dopo l’età della pietra l’uomo,, per difendere i propri diritti utilizzava archi e frecce, pugnali, spade, lance, tutte cose che all’occorrenza diventavano anche utili per “preservare la specie” in caso di conflitto. Poi, man mano che il progresso si face strada, aumentarono le potenzialità difensive delle persone a favore delle comunità, dei paesi, delle città.

Oggi spesso le armi vengono "mitizzate", soprattutto quando vengono alla ribalta fatti di cronaca che riguardano armi corte, nel loro sbagliato utilizzo da parte di persone con sicuri problemi caratteriali/psicologici, in alcuni rari casi anche quando si usano per compiere stragi entrando in scuole, in luoghi pubblici ed altri luoghi. Il giudizio è immediato soprattutto a seguito di un utilizzo errato (sempre da parte di squilibrati), allora insorgono moralisti, buonisti, pacifisti, obiettori di coscienza ecc... e partono le campagne contro l’uso delle armi finalizzate ad attaccare il mondo armiero, arrivando a volerle vietare anche a chi va a caccia o segue uno sport; il dibattito si trasforma sempre in una narrazione denigratoria. La statistica è chiara, la maggior parte dei delitti si consuma con “armi da taglio” che si trovano dappertutto e per queste non c’è bisogno di alcun porto o detenzione/autorizzazione per acquistarle, ovvero gli strumenti utilizzati dalle massaie in cucina, i coltelli; citando la statistica Istat, il 33% circa dei delitti vengono consumati con questa tipologia di strumenti.

Dalle cronache, emerge che una persona che vuole commettere un omicidio, o vuole ferire, non ha bisogno di andare a cercare una pistola che tra l’altro rimane molto difficile trovare; all’occorrenza tutto diventa una arma anche se impropria: una sedia, un sasso, una accetta, un cacciavite, una bottiglia, un

Massimiliano Cappello Atleta FITDS 
 (Federazione Italiana Tiro Dinamico Sportivo)

martello, in sostanza tutto ciò che si trova disponibile in natura  può trasformarsi in un oggetto atto ad offendere.

Relativamente ai titoli per detenerle oltre che per la caccia e sport, esiste anche il titolo per difesa personale (porto d’armi per difesa personale) che viene dato a chi maneggia valori, denaro, gioielli. Questo titolo non è comune ed è molto difficile averlo: chi riesce ad ottenere l'arma, può portare con se per difesa personale affinchè possa  difendersi in caso di aggressione o rapina.

Su questo argomento c’è sempre molto da dire, la legislazione è sempre in movimento in questo campo, e gli articoli di legge comuni ci sono (legittima difesa “art. 52 C.P.” – Art. 51 carta O.N.U. - lo stato di necessità “art. 54 C.P.”- l’art.4 della Legge 689/1981), ed è opportuno sottolineare che la legge italiana sulle armi è considerata in campo internazionale tra le più rigorose e restrittive dell’Europa occidentale.

Infine é bene comunque sottolineare che coloro che girano armati in Italia, sia in campo civile che in campo militare sono valutati moralmente e psicologicamente prima di concedere loro il possesso di un’arma comune da sparo.

                              

80 anni e non li dimostra: la Vespa e il suo mito che cambiò la mobilità in tutto il mondo e fu il fiore all’occhiello del boom economico per merito di un genio paragonabile a quello di Leonardo: l’ingegnere Corradino D’Ascanio di Pescara.

Gli anniversari funzionano come specchi: riflettono ciò che siamo stati e, spesso, ciò che siamo diventati senza accorgercene. Gli ottant’anni della Vespa non sono soltanto la celebrazione di un oggetto di design, ma il racconto di un’Italia che seppe rialzarsi con intelligenza, eleganza e una certa ostinata leggerezza.
Dietro quel profilo inconfondibile — la scocca sinuosa, il rombo gentile, la promessa di libertà — c’è il genio di Corradino D’Ascanio, ingegnere aeronautico che non amava le motociclette tradizionali. E proprio questo “difetto” fu la sua fortuna: progettò qualcosa di completamente diverso, un mezzo accessibile, pulito, pratico, quasi rivoluzionario. Non una moto, ma un’idea nuova di mobilità.
Quando nel 1946 la Piaggio la mise in produzione, l’Italia usciva dalla guerra con le macerie ancora negli occhi. Serviva un mezzo economico, ma anche un simbolo. La Vespa diventò entrambe le cose. Era il modo per andare al lavoro, ma anche per corteggiare, per partire, per sentirsi finalmente padroni del proprio tempo.
Non è un caso che la sua consacrazione globale passi anche attraverso il cinema: basta pensare a Vacanze Romane, dove Audrey Hepburn e Gregory Peck attraversano Roma in sella a una Vespa. In quella scena c’è tutto: la dolce vita, la spensieratezza, l’Italia che diventa sogno internazionale.
Ma la Vespa non è solo immaginario. È anche design industriale d’eccellenza, un esempio di come la creatività italiana sappia coniugare estetica e funzione. Linee morbide, protezione per il conducente, cambio al manubrio: ogni dettaglio parla di un’intelligenza progettuale che guarda alle persone, non solo alla macchina. E qui torna D’Ascanio. Prima ancora della Vespa, lavorò sul volo verticale, progettando prototipi di elicottero che anticipavano soluzioni poi sviluppate altrove. Il tema del “genio italiano poco riconosciuto” è ricorrente, e spesso alimenta una narrazione di appropriazione da parte delle grandi potenze. La realtà è più complessa: gli studi sull’elicottero coinvolsero diversi centri di ricerca in Europa e negli Stati Uniti, e i progressi furono il risultato di contributi molteplici. Ma resta il fatto che D’Ascanio fu tra i pionieri, e il suo nome meriterebbe una memoria più diffusa e meno distratta.
Ottant’anni dopo, la Vespa continua a essere un oggetto di culto. Non è solo un mezzo di trasporto: è un segno identitario. Dai vicoli di Roma alle strade di Parigi, fino alle metropoli asiatiche, rappresenta un’idea di stile che non invecchia. In un’epoca dominata da tecnologia e velocità, la Vespa conserva qualcosa di umano: il gusto del percorso, non solo della destinazione.
C’è anche una dimensione sociale da non sottovalutare. La Vespa ha democratizzato la mobilità, permettendo a intere generazioni di muoversi liberamente. È stata, in un certo senso, uno strumento di emancipazione: per i giovani, per le donne, per chi non poteva permettersi un’automobile.
Celebrarla oggi significa riconoscere che il genio italiano non è solo una categoria retorica, ma una realtà storica fatta di ingegno, pragmatismo e visione. Significa anche interrogarsi su quanto di quello spirito sia ancora vivo.
Perché la Vespa, alla fine, non è solo un oggetto. È una domanda: siamo ancora capaci di inventare il futuro con la stessa semplicità elegante con cui, ottant’anni fa, un ingegnere che odiava le moto cambiò il modo di muoversi del mondo?

 

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Sabato 29 novembre si è tenuta a Roma la presentazione ufficiale del nuovo corso sul Giornalismo Sanitario e l’Intelligenza Artificiale, in programma per marzo 2026, un percorso formativo pensato per fornire ai professionisti dell’informazione gli strumenti necessari a raccontare, con competenza e spirito critico, la crescente integrazione tra sanità e tecnologie emergenti. L’incontro si è svolto nella sede dell’UNAR, in via Ulisse Aldrovandi 16, ed è stato organizzato dall’Associazione Free Lance International Press (F.L.I.P.). A moderare l’evento di lancio è stato il presidente dell’Associazione, dott. Virgilio Violo, giornalista iscritto all’albo, che ha accompagnato il pubblico in un pomeriggio di approfondimento ricco di spunti e riflessioni, introducendo uno alla volta i tre esperti chiamati a illustrare i contenuti e le finalità del corso. Il primo intervento è stato quello del dott. Giancarlo Roscio, cardiologo e responsabile della cultura dell’emergenza cardiologica, che ha offerto una panoramica storica dell’evoluzione della sanità moderna, partendo dagli albori della telemedicina fino alle applicazioni più recenti dell’intelligenza artificiale. Roscio ha evidenziato come le nuove tecnologie stiano modificando profondamente la pratica clinica, la diagnosi, il monitoraggio del paziente e la gestione dei dati.

Una trasformazione che, di conseguenza, richiede al giornalismo una rinnovata capacità di interpretare e spiegare questi cambiamenti in modo accurato e accessibile. A seguire, la Prof.ssa Dr.ssa Lucia Denise Marcone, giornalista dal 1994, insegnante liceale e docente presso l’Università Unicusano di Roma, ha posto l’accento sull’importanza dell’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale.

Marcone ha ribadito che l’IA deve essere considerata un potente strumento di supporto, utile per analizzare, sintetizzare e comprendere l’enorme mole di informazioni che caratterizza oggi il settore sanitario. Tuttavia, ha sottolineato con decisione che la responsabilità finale deve sempre rimanere all’essere umano, specialmente quando si parla di informazione, un ambito in cui rigore, etica e spirito critico non possono essere delegati alle macchine. E l’ultimo intervento è stato affidato all’Ing. Lorenzo Bossoli, esperto di Teoria dell’Informazione, che ha guidato i presenti in un affascinante excursus sulla storia dell’informatica e sulle basi tecnologiche che rendono possibile l’intelligenza artificiale moderna. Bossoli ha inoltre anticipato la struttura del corso, che verrà articolato in moduli formativi progressivi, pensati per offrire ai partecipanti una padronanza sostanziale delle tematiche trattate, dalle basi dell’IA ai modelli linguistici generativi, dal fact-checking tecnologico alla gestione etica dei dati sanitari. Il nuovo corso in partenza a marzo 2026 si propone come un percorso unico nel panorama italiano, rivolto non solo ai giornalisti, ma anche a comunicatori, studenti e professionisti interessati a comprendere e raccontare in modo competente la rivoluzione tecnologica che sta cambiando il mondo della salute. Le lezioni saranno finalizzate a colmare il divario tra conoscenza tecnica e comunicazione efficace, formando figure capaci di interpretare le innovazioni senza sensazionalismi, ma con consapevolezza, metodo e responsabilità. Gli organizzatori hanno espresso un ringraziamento speciale al responsabile del corso e direttore editoriale dell’Osservatore Meneghino il dott. Massimo Blandini, ai tre relatori per il loro contributo scientifico e culturale, al pubblico intervenuto e a S.E. l’Ambasciatore Onorario di Santo Domingo e CEO del World Bilateral Agency, dott. Andrea Tasciotti, per la sua partecipazione all’iniziativa.

 Per ulteriori informazioni sul programma dettagliato del corso e sulle modalità di iscrizione, è possibile consultare il sito ufficiale dell’Associazione Free Lance International Press, dove saranno pubblicati aggiornamenti e materiali informativi dedicati. Il lancio del corso segna un passo importante nella formazione di un nuovo giornalismo sanitario, capace di affrontare con competenza e visione critica un futuro in cui l’intelligenza artificiale non sarà più un tema di nicchia, ma una componente essenziale della società e della comunicazione.

 Il salotto di Cadmo e Armonia è un salotto letterario, Romano, guidato dalla bravissima Carlotta Gherardini, tra i saalotti uno dei più prestigiosi e interessanti, presenta libri, presenta attività artistiche e soprattutto chiama a  dibattere personaggi di alta qualità. È quindi un grande occasione di confronto culturale.

Non sorprende quindi che proprio lì si è svolto il dibattito sulle intelligenze artificiali (al plurale)  prendendo spunto dal libro dell'avvocato Fabrizio Abbate, presidente del Salotto dell'intelligenza artificiale di Enia (Ente Nazionale Intelligenza Artificiale), che ha un titolo emblematico: Extra Fallaces .

Il libro è stato presentato a Spoleto dall’associazione #spoletofestivalfriends guidata da Ada Urbani ( nel quadro del festival di Spoleto)  in un evento molto prestigioso che ha visto la partecipazione di relatori di grande competenza e chiara fama, quali padre Benanti esperto IA dell’ONU, Valeria Lazzaroli presidente dell’ENIA e Luciano Tarantino, vice presidente ENIA, del direttore dei musei dell’Umbria dr. D’Orazio, dal dr. Spanò e naturalmente dell’autore del libro avv. fabrizio Abbate.

Il titolo del libro richiama la frase che nel Cappella Sistina viene detta all'inizio di un conclave (la frase è extra omnes ) ma nel libro dell’avv. Abbate la frase ( modificata) è invece  una parola d'ordine che, proprio nella Cappella Sistina, dove si svolge la scena finale emblematica del giallo, consente alla eroina del libro (Astrolìa) di capire che c'è qualcosa che non funziona.

Perché ci sono i Fallaces che si nascondono mescolati tra i presenti, ma chi sono questi fallaces?

Appena Astrolìa pronuncia la frase (che è appunto una parola d’ordine) avvengono tutta una serie di conseguenze impreviste e sorprendenti che spiegano il giallo e i suoi misteri.

Il libro presentato a Spoleto (durante il festival dei due mondi in una cornice prestigiosa) ha dato avvio ad un dibattito su IA e ARTE, che adesso prosegue nel salotto di Carlotta Gherardini e  interessa tutti gli artisti, i creativi e gli intellettuali, anche  perché segna l’ inizio della collaborazione tra questo salotto letterario, che è tra i più importanti e interessanti di Roma, con il salotto dell'intelligenza artificiale di Enia (Ente Nazionale Intelligenza Artificiale).

 Enia, lo ricordiamo per i lettori, è uno dei più dinamici e qualificati organismi  nel campo dello studio e della valutazione dell'intelligenza artificiale.

L’occasione è molto importante perché avvia una riflessione su cosa sono le intelligenze artificiali (al plurale) e quanto ad esse è applicabile il criterio dell'etica.

 (da sin.) Luciano Tarantino, vice presidente ENIA,  Valeria Lazzaroli presidente ENIA,
Padre Benanti esperto ONU di intelligenza artificiale, Fabrizio Abbate autore del libro
Extra Fallaces sull’IA 

Tutti sembrano d'accordo sul fatto che bisogna applicare l'etica anzi l’algoretica (secondo la definizione  molto appropriata ed interessante di padre Benanti) all'intelligenza artificiale, però  ci si divide sul come fare. Infatti sorgono 2 problemi: in primo luogo occorre definire come si applica e a chi si applica l'etica dell'intelligenza artificiale.

Finché l'intelligenza artificiale rimane in mano a pochi grandi player, i grandi oligopoli, è difficile  applicare a loro l'etica  in quanto si ritengono superiori a tutti, persino all’etica stessa; ritengono cioè di poter dettare loro l ‘etica e imporla a tutti con la forza dei soldi e dei sistemi incontrollati che tali player dominano. Importante quindi DEFINIRE cosa intenda ciascuno per etica per superare questa babele.

Gli oligopoli sostengono una (falsa) etica  cosiddetta politicamente corretta (meglio definita etica woke), un’etica fittizia depurata dalle cose che danno fastidio a certi livelli di potere.

L’etica dei Superricchi  è semplice e chiara perché discrimina chi non ha soldi abbastanza per pagare.

Si tratta quindi  della discriminazione piu antica ed odiosa, che il main stream da per sottintesa  ma è proprio questo economicismo esasperato che questa visione contiene e che una parte importante del mondo ormai rifiuta sempre piu nettamente ed è imperante solo da noi.

E’ lecito quindi porre in dubbio un’etica che maschera questa discriminazione dietro la cortina  fumogena della legge di mercato.

Questo è il punto nodale, perché parlare di etica e poi trasformarla in semplice buona pratica è un equivoco.

Questo sarà il vero terreno di scontro  futuro, ecco perché le riflessioni che si fanno nel salotto di Cadmo e Armonia sono importanti per tutti quelli che vogliono andare oltre gli schemi dell’Homo Oeconomicus imperante.

 

L'intervento di Monsignor Antonio Staglianò

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riflessioni sull’intervento di Mons. Antonio Staglianò al Primo Simposio Pontificio sull’intelligenza artificiale.

Nel cuore del pensiero sulla tecnica, si rivela l’umano: presenza che ama nella ferita, genera senza replicare e si compie nel dono.

 

Il 24 giugno 2025, nella storica cornice di Palazzo Maffei Marescotti, si è tenuto a Roma il Primo Simposio Pontificio sull’Intelligenza Artificiale, intitolato “Intelligenza artificiale nell’economia del nuovo Umanesimo: l’impatto sul mondo del lavoro, le implicazioni etiche e la governance”.

Promosso congiuntamente dalla Pontificia Accademia Teologica, dall’ENIA (Ente Nazionale Intelligenza Artificiale) e dalla rivista JPE (Journal of Pluralism in Economics), l’incontro ha raccolto le voci più autorevoli del panorama nazionale e internazionale, aprendo un varco verso la comprensione profonda del rapporto tra tecnologia e destino umano.

 

Monsignor Antonio Staglianò, Presidente della Pontificia Accademia di Teologia, ha innalzato la sua voce come un soffio profetico, capace di incidere il pensiero con la lama sottile dell’essenziale.

Al centro della sua riflessione, l’umano si svela come fiamma viva che arde nel dono, lasciando che nel gesto consumato per amore affiori la verità della sua essenza.

«Il tempo si dona, si brucia, si consacra», ha affermato e, in queste parole, si è accesa una verità che sfugge al calcolo e si libera nel generare senso.

Il dono diviene così offerta senza ritorno, spazio sacro in cui l’umano si rivela, irriducibile e luminoso.

 

In dialogo con questa visione alta e luminosa, la prospettiva istituzionale offerta dai rappresentanti dell’ENIA, in particolare dal suo Presidente Valeria Lazzaroli e dall’Avv. Fabrizio Abbate, Presidente del Salotto Letterario dell’intelligenza artificiale, ha restituito un quadro chiaro delle responsabilità che il mondo contemporaneo deve assumere di fronte all’avanzata delle tecnologie cognitive.

Nel crocevia del confronto, si è aperto uno spazio simbolico dove la poesia del teologo incontra il rigore dell’analisi etica, e l’intuizione spirituale si intreccia con l’azione politica.

È qui che si disegna il volto di un’intelligenza integrale, capace di riconoscere la differenza tra il produrre e il generare, tra il simulacro e la sostanza, tra ciò che può essere replicato e ciò che, invece, si tramanda solo per amore.

 

Valeria Lazzaroli: consapevolezza e formazione.

Nel primo panel, Valeria Lazzaroli, Presidente dell’ENIA, ha offerto una riflessione intensa sull’identità umana nell’orizzonte dell’intelligenza artificiale, ponendo al centro l’interrogativo sul senso del tempo restituito dalla tecnologia.

Da questa consapevolezza è scaturito l’invito a un’educazione accessibile e diffusa sin dall’infanzia, capace di formare costruttori di algoritmi, anime pensanti che non si limitino a utilizzare, ma sappiano comprendere e orientare.

Il suo intervento ha delineato un cammino di emancipazione, fondato sullo studio e sulla trasparenza, come strumenti per abitare consapevolmente l’innovazione.

In questo scenario, l’ENIA si profila come presenza lucida e custode attenta di un’etica del futuro condiviso.

 

Fabrizio Abbate: sfida globale e pace.

Nel primo panel, l’Avv. Fabrizio Abbate ha offerto una visione di ampio respiro, rifiutando di ricondurre l’intelligenza artificiale al paradigma della cosiddetta “quinta rivoluzione industriale”.

La sua riflessione ha intercettato una soglia più profonda, non un’evoluzione tecnica, bensì un passaggio ontologico che interpella il senso stesso dell’umano.

Ha posto con chiarezza il dilemma epocale che ci attende: l’intelligenza artificiale sarà replica delle nostre derive distruttive o saprà allearsi con la nostra parte più profonda?

Distinguendo tra tecnologie controllabili e un’intelligenza artificiale che apprende e decide autonomamente, Abbate ha lanciato un monito contro un potere digitale senza etica.

Il pericolo, ha chiarito, non risiede nella natura dell’intelligenza artificiale, ma nelle finalità del suo impiego, specialmente se piegata agli interessi di pochi.

La pace, a suo avviso, non è utopia ma condizione imprescindibile e requisito strutturale, per una tecnologia che non smarrisca sé stessa.

 

Oltre il digitale, l’umano resiste: Riflessioni sull’intervento di Mons. Antonio Staglianò.

Il  Simposio è stato inaugurato da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Antonio Staglianò, con un intervento che si è elevato a parola ispirata, limpida come fonte antica, capace di evocare visioni e destare coscienze.

I suoi enunciati, incandescenti nel senso più alto e spirituale, non seguivano un percorso argomentativo convenzionale ma nascevano da un'intuizione interiore, creando un significato vibrante che risuonava nel cuore e nella mente.

 

La Brutezza e il Sacrificio: contemplando l'abisso dell'anima digitale.

Monsignor Staglianò ha introdotto la sua riflessione citando un verso del Sommo Poeta, Dante, che ha squarciato il velo della densa caligine contemporanea: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza».

Un monito atavico, pur dolorosamente acuto nella sua perenne attualità, si è innalzato quale denuncia ineludibile.

L'umanità, oggi, sembra trovarsi su un crinale sottile, irretita da una riproduzione che manca d'anima, da una simulazione così pervasiva da occultare la vita stessa.

Proprio al vertice di tale antinomia, si staglia la sfida dell'intelligenza artificiale: la sua intrinseca abilità di replicare la forma si accompagna all'irriducibile incapacità di infondere l'essenza, quale soffio vitale che definisce l’umano.

La brutezza, nel pensiero di Monsignor Staglianò, non appartiene semplicemente al dominio morale o a un'estetica degradata. Essa rivela una crisi ben più profonda, l’erosione del fondamento relazionale dell’umano e il dissolversi silenzioso di quell’alleanza primigenia che dà forma alla soggettività e la apre all’altro.

In questa perdita, non resta che il vuoto di un’identità separata, chiusa alla reciprocità e incapace di generare legami.

L’archetipo di Bruto, evocato come simbolo, acquista un significato rivelatore.

Il colpo inferto a Cesare non rappresenta soltanto un tradimento politico, ma la negazione stessa della filiazione, lo spegnersi di un’intimità costitutiva.

Nel lamento antico di «Tu quoque, Brute, fili mi» risuona l’eco di un’origine spezzata, il venir meno del vincolo che fonda l’umano nella sua più profonda vulnerabilità.

Tra le pieghe di questa lacerazione si apre l’enigma dell’intelligenza artificiale, il cui rigore formale e potenza computazionale restituiscono soltanto simulacri, incapaci di tessere relazioni.
L’efficienza dell’algoritmo, per quanto perfetta, resta estranea alla grammatica del dono, alla fragile trama dell’affidamento, all’intima verità del dolore condiviso.

La logica che regola la macchina procede per estrazione e calcolo, ignara dell’ombra che accompagna ogni vera prossimità.

La brutezza, così intesa, non si manifesta attraverso l’assenza di bellezza o armonia, bensì nel venir meno dell’alterità come chiamata. L’altro non è più invocazione, perché diventa riflesso, superficie, replica, per cui la relazione si svuota, la voce si spegne e l’essere si riduce a funzione.

Dinanzi a tale baratro, Monsignor Staglianò ha innalzato l’icona del Crocifisso, figura che travalica ogni appartenenza confessionale e si manifesta come emblema universale dell’amore vulnerabile, capace di donarsi fino alla consumazione.

In quel volto ferito e glorioso, ha indicato la via dell’umano che si salva nell’atto di offrire sé stesso.
Proprio il dono, nella sua forma più radicale, ha rappresentato il cuore incandescente del messaggio. Il tempo, unico bene autentico, si consuma nell’atto stesso della sua offerta, e attraverso questa perdita si svela la sua verità. Donarlo significa rinunciare al calcolo, abitare la presenza, scegliere la prossimità all’altro oltre ogni utilità.
Nel gesto senza ritorno si riconosce l’impronta dell’umano, in grado di amare senza misura né strategia.
Nel discorso di Monsignor Staglianò, affondo teologico e confessione lirica insieme, vibra la visione dell’uomo come fiamma viva, capace di eccedere, sprecare gloriosamente, generare senso nel puro atto del donare.
Condividendo il tempo, abbiamo ritrovato noi stessi. E nel respiro di quel tempo dilatato, fragile e ardente, si è aperta la possibilità di un’intelligenza più alta, intessuta di ascolto, cura e gratuità.

 

La posta in gioco ontologica: Homoousios o Homoiousios nell'era dell'intelligenza artificiale.

Nel momento conclusivo del Simposio, Monsignor Staglianò ha condotto il pensiero oltre ogni questione pratica o tecnica, fino a toccare il cuore dell’esistenza umana, là dove si decide il senso profondo dell’individuo.

Sullo sfondo dell’espansione dell’intelligenza artificiale, ha tracciato con chiarezza una linea decisiva tra il produrre della macchina e la vocazione dell’uomo a generare. E questa differenza, che potrebbe sembrare sottile, è in realtà la soglia su cui si determina il valore dell’essere.

Da questa profonda intuizione si è dipanata una cruciale distinzione teologica: homoousios o homoiousios? Cristo è della stessa sostanza del Padre (homoousios) o soltanto simile (homoiousios)?

La questione, esplosa nel Concilio di Nicea, oggi risuona con nuova urgenza: ciò che l’intelligenza artificiale simula non è mai l’umano reale, ma un quasi-umano, un homoiousios, che inganna l’occhio ma non ha sostanza. 

La posta in gioco, dunque, è ontologica: se l’umano cede alla fascinazione dell’imitazione, rinuncia alla propria origine, alla propria verità.

L'intelligenza artificiale, nel suo prodigioso operare, è maestra indiscussa nel produrre. Essa elabora dati con velocità inaudita, sintetizza informazioni, crea simulacri, testi, immagini e persino musiche con una perfezione formale che può ingannare i sensi.

La sua logica è quella dell'assemblaggio, della combinazione, del calcolo di probabilità e schemi, una creazione per composizione che manipola ciò che già esiste. La macchina è capace di fare, costruire, replicare, muovendosi tuttavia entro limiti segnati da parametri precostituiti e da un sapere derivato.

Il generare, al contrario, è un atto intrinsecamente umano, un gesto che affonda le radici in una dimensione ben più profonda, quasi divina.

Generare è far essere l'altro nell'amore, dargli vita non per somma di componenti, ma per eccedenza d'essere. È un atto che non si esaurisce nella logica dell'efficienza o del calcolo, implicando una relazione, una vulnerabilità, un dono di sé che va oltre il misurabile.

Qui la distinzione si rivela in ogni sua fibra: la generazione è un mistero che si dona, mentre la produzione algoritmica resta un’operazione funzionale, che imita la forma senza raggiungere la relazione autentica.

Nessun algoritmo, per quanto sofisticato o "creativo" possa apparire, potrà mai varcare questa soglia del generare.

La ragione illuministica, dominata da spazio e tempo, si è trovata dinanzi a un limite invalicabile dall'intelligenza artificiale, la quale, nel suo operare, si è beffata del tempo stesso, compiendo calcoli infiniti in un istante.

La vera sfida, quindi, è “ripensare il pensiero”, superare la logica binaria, per attingere alla realtà che si cela nel "tra" l'essere e il nulla.

Chi, allora, romperà le catene di questa nuova caverna digitale? Chi ci restituirà al volto autentico dell'altro? Questo ruolo spetta al teologo, non al dogmatico, ma al poeta del mistero, al contemplativo dell'Invisibile. Egli dimora nella relazione originaria, in cui il Figlio si genera eternamente dal Padre, un mistero che trascende il tempo e la comprensione.

La potenza generativa non alberga nell’algoritmo, ma nella poesia, in quel paradosso e ossimoro che sfuggono all’intelligenza artificiale.

L’essere umano si distingue per la sua origine abissale, infinita, radicata in un grembo che genera realtà, non simulacri. In questa vertigine del sacro, comprendiamo che l’uomo è stato plasmato nell’eco della generatio aeterna, il Figlio generato dal Padre, non creato.

I dogmi cristiani, come quello della Vergine Madre, custodiscono un simbolismo inesauribile che orienta verso una verità generativa, resistente alla deriva funzionale del consumo. Preservarli significa tenere vivo quel nucleo che nell’umano resta irriducibile, l'essenza della sua dignità e della sua inestinguibile capacità di sperare.

È questa umanità a costituire il fondamento di una possibile etica, che non resterà un codice imposto dai potenti per omologare la nostra libertà.

Sarà quell'etica che, gravida di bellezza e di mistero, manifesterà iconicamente la realtà di un essere umano che, persino dinanzi alla più perfetta delle simulazioni, continua a brillare inconfondibile nella sua nuda e gloriosa verità.

 

Un coro di voci per il futuro.

Nel fluire del Simposio, altre voci hanno intessuto un mosaico di intuizioni e prospettive, arricchendo il confronto con saperi differenti e convergenti. L’Accademico Pontificio Mauro Alvisi ha presieduto i lavori con equilibrio e visione, affiancato dall’economista Giovanni Barretta, che ha posto con acume il tema cruciale del rapporto tra lavoro, reddito e intelligenza artificiale, prospettando anche scenari per una possibile coesione sociale fondata su un reddito di base.

Il giornalista ed editore Santo Strati ha saputo orchestrare il dibattito con sapienza dialogica, favorendo l’emersione dei diversi piani del pensiero. Marco Palombi ha riflettuto sulle implicazioni politico-economiche, Paolo Poletti ha sollevato le questioni di sicurezza digitale, mentre Rita Mascolo e Filomena Maggino hanno offerto letture sociologiche e statistiche di alto profilo.

L’intervento della designer Alessandra Torrisi ha introdotto la bellezza come lente interpretativa del futuro, e Massimiliano Gattoni, CEO di NeurMind AGI, ha chiuso i lavori con una visione lucida e concreta delle applicazioni emergenti.

Infine, la presenza istituzionale dell’onorevole Alessandro Caramiello, Presidente del gruppo interparlamentare Sviluppo Sud, ha ricordato quanto la dimensione politica debba farsi garante di un futuro umano per tutti.

 

Postilla personale: l'ardore eterno.

Scrivo queste righe ancora pervasa dal canto che ho ascoltato. Non riesco a definirlo un discorso, né una conferenza.

È stato un’intuizione incarnata, una fulminea epifania che ha squarciato per un istante il velo delle cose. Ho sentito che l’uomo, se saprà custodire la propria capacità di amare, di donare, di attendere, continuerà a brillare, anche sotto il gelo metallico dei circuiti.

E porto con me una promessa sottile, come un filo d’oro nascosto nella trama del quotidiano: finché sapremo donarci tempo, quel tempo che si dissolve e ci unisce, nulla sarà perduto. Perché anche nell’era dell’algoritmo, l’umano potrà ancora fiorire, come un canto d’amore che non teme il silenzio.

Che l'umano non si estingua, non si spenga mai, finché saprà ardere per l'Altro, nel sacro e inestinguibile fuoco dell'Agape.

 

 

L'avv. Fabrizio Abbate

Nel I° Simposio Pontificio sull’intelligenza artificiale, l’ENIA ha delineato un percorso etico e formativo per una tecnologia capace di liberare, educare e custodire la dignità umana, attraverso il pensiero vibrante di Valeria Lazzaroli e dalla visione profetica di Fabrizio Abbate.

 

A Roma, dove l'antica saggezza incontra l'alba del futuro, il 24 giugno 2025 si è sollevato un dialogo di profonda risonanza: il I° Simposio Pontificio sull'intelligenza artificiale. Non un semplice incontro ma una intensa meditazione, un ponte teso tra il progresso tecnologico e l'essenza stessa dell'umano.

Valeria Lazzaroli : la ricerca di sé e la libertà nascosta nella conoscenza.

Nel cuore del primo panel, la presenza di Valeria Lazzaroli, Presidente dell'ENIA, ha offerto una riflessione di rara intensità.

Il suo intervento ha preso le mosse da una profonda consapevolezza, scaturita da un'ideale risonanza con la vastità del pensiero di S.E.R. Monsignor Antonio Staglianò. Da tale intima armonia è riemerso un interrogativo universale: quello sull'identità dell'essere umano, enigma che l'umanità, forse, non ha ancora pienamente disvelato.

Lazzaroli ha quindi evidenziato un paradosso emblematico della nostra epoca: a fronte di una conoscenza ancora parziale del cervello e del cosmo, affidiamo all'intelligenza artificiale generativa un ruolo quasi oracolare, una moderna sibilla in un tempo fuggente.

Da tale constatazione è sorta una domanda cruciale: quale impiego sapremo dare al tempo che la tecnologia promette di restituirci?

  Valeria Lazzaroli

Questo interrogativo ha dischiuso una visione dell'intelligenza artificiale non come  strumento di centralità umana, bensì quale alleata nella conquista di una libertà consapevole, la quale include anche la facoltà di prenderne distanza, in un gesto maturo di autodeterminazione.

A tal fine, Lazzaroli ha delineato un percorso di emancipazione fondato sul ritorno allo studio, sulla profonda comprensione dei meccanismi algoritmici e su una trasparenza capace di dissipare le opacità delle cosiddette "scatole nere".

In quest'ottica, l'intelligenza artificiale può divenire specchio delle nostre irresponsabilità, palesando lacune organizzative e l'inerzia insita nei processi decisionali.

Per Lazzaroli, l'idea di sostenibilità si estende oltre i confini strettamente ambientali, abbracciando ogni trama del benessere umano: dall'equilibrio individuale alla tenuta sociale e politica.

Ed è proprio attraverso questa concezione ampliata che l'ENIA si pone quale agente demistificatore, impegnato a superare le narrazioni mitologiche e a promuovere una formazione accessibile che, sin dall'infanzia, si prefigga di formare costruttori di algoritmi, anziché meri utilizzatori passivi.

Tale approccio, in definitiva, si configura quale inequivocabile invito a trasmutare la tecnologia in strumento di autentica consapevolezza e responsabilità.

 

Fabrizio Abbate: la profezia di una scelta globale e il dilemma epocale dell'intelligenza artificiale.

 Dal primo panel, è emersa anche la voce di Fabrizio Abbate, che ha introdotto una prospettiva di respiro globale.

La sua riflessione ha rifiutato di confinare l’intelligenza artificiale nel quadro della cosiddetta "quinta rivoluzione industriale", spingendo il dibattito ben oltre la logica evolutiva della tecnica.

Abbate ha proposto l’intelligenza artificiale come la sfida primaria in grado di incidere nel punto centrale dell’essere umano, non soltanto nelle sue attività, ma nella sua stessa definizione ontologica. Non è una catastrofe esterna a minacciarci, quanto piuttosto la possibilità di una silenziosa sostituzione dell’umano, un oblio della nostra stessa unicità.

Con nitida lucidità, ha tracciato una distinzione fondamentale tra tecnologie controllabili e un’intelligenza artificiale che apprende e decide autonomamente.

In tale quadro si apre un dilemma epocale: l’intelligenza artificiale ripercorrerà le strade distruttive già intraprese da noi, oppure sarà in grado di siglare un’autentica alleanza con la parte migliore dell’essere umano?

Il timore da lui espresso riguarda un potere tecnologico che, se usato per interessi di pochi o per speculazione, potrebbe portare a conseguenze incontrollabili.

Abbate ha chiarito, infatti, che l'intelligenza artificiale, senza una guida etica, può diventare un pericolo non per la sua natura, ma per le finalità che ne orientano l’impiego.

Di conseguenza, e in risposta a queste pressanti considerazioni, Abbate ha infine postulato la pace quale condizione imprescindibile e requisito strutturale ineludibile per la sopravvivenza della tecnologia stessa.

Un'intelligenza artificiale che si lasci asservire alla logica bellica rischierebbe, peraltro, di smarrirsi completamente, perdendo così ogni punto di riferimento e senso profondo.

 

Il sigillo del Manifesto per la Pace.

Il dovere sacro, delineato con tale urgenza nel pensiero di Abbate, ha trovato il suo sigillo nella solenne firma del "Manifesto per la Pace".

Più che un documento, questo patto si è rivelato un atto di incommensurabile responsabilità collettiva, un monito affinché la potenza dell'intelligenza artificiale non si volga mai contro la concordia del genere umano.

In esso ha risuonato l'impegno dell'ENIA a dedicare ogni fibra del proprio essere a questo ideale supremo, un faro per un futuro intriso di armonia e coesistenza.

 

Le voci del Simposio: un mosaico di saperi per un futuro condiviso.

Il dibattito al Simposio si è arricchito ulteriormente con gli interventi di un parterre di voci illustri.

La presidenza dell'incontro è stata affidata all'Accademico Pontificio Mauro Alvisi, che ha altresì ricoperto i ruoli di Chairman dell'assise, promotore e organizzatore dell'evento nella Capitale.

In tale veste, Alvisi ha collaborato con l'economista Giovanni Barretta.

Barretta, in particolare, ha posto l'accento sui molteplici impatti dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e sul rapporto tra lavoro e reddito, proponendo scenari volti alla coesione sociale e al finanziamento di un reddito base universale.

A guidare con maestria la discussione, garantendo la fluidità e la profondità degli scambi, è stato il giornalista ed editore Santo Strati, la cui esperienza ha saputo orchestrare il complesso confronto di idee.

Tra gli altri relatori di chiara fama, si sono distinti l'economista politico Marco Palombi, Paolo Poletti, uno dei massimi esperti in materia di cybersecurity, l'economista Rita Mascolo, Filomena Maggino, esperta di statistica sociale, la designer Alessandra Torrisi e Massimiliano Gattoni, CEO di NeurMind Agi, la cui relazione ha brillantemente chiuso il terzo ed ultimo panel scientifico.

A queste voci si è unito anche l'onorevole Alessandro Caramiello, Presidente del gruppo interparlamentare Sviluppo Sud, che ha partecipato attivamente alle discussioni.

 

Un percorso tracciato, un dialogo aperto.

Il I° Simposio Pontificio sull'intelligenza artificiale non è stato un evento isolato, ma una tappa fondamentale in un percorso più ampio tracciato dall'ENIA.

Le voci di Monsignor Staglianò, Valeria Lazzaroli e Fabrizio Abbate, con la loro profonda risonanza, hanno catalizzato un approccio all'intelligenza artificiale che unisce innovazione, etica e umanesimo.

I loro interventi si sono concretizzati non solo in parole quanto nella creazione di una visione, di strumenti pratici e nell'apertura di un dialogo continuo, il cui eco risuona ancora oggi, invitandoci a plasmare un futuro digitale intrinsecamente al servizio dell'uomo.

Rivoluzione tecnologica e culturale. L’intelligenza artificiale nel mondo dell’informazione è la rivoluzione che avrà più impatto sulla categoria e sui fruitori delle news. E’ appena iniziata e tra qualche giorno ci sarà l’ennesimo confronto tra esperti e addetti ai lavori. La sede è il Social World Film Festival di Vico Equense, martedi 24 giugno. L’incontro è valido anche come formazione professionale per gli iscritti all’Ordine dei giornalisti. Nel Castello Giusso della località turistica si svolgerà il convegno “Il messaggio di Papa Leone XIV e il nuovo codice deontologico”. Il tema di fondo è l’etica e la deontologia professionale e prenderà in esame anche le parole degli ultimi due Pontefici nei confronti dell’Intelligenza artificiale. All’incontro che si svolgerà nella mattinata, interverranno Ottavio Lucarelli (presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania), Giuseppe Alessio Nuzzo (direttore Social World Film Festival), Angelo Scelzo (già vicedirettore della Sala stampa della Santa Sede, editorialista e scrittore), Alfonso Pirozzi (caporedattore Ansa Campania), Antonio Pintauro (direttore dell’ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Acerra), Alessandro Savoia (giornalista e addetto stampa). Modera la giornalista Claudia Esposito.

“La nostra rassegna – ha  detto  Giuseppe Alessio Nuzzo, direttore del Social World Film Festival – è, fin dalla sua nascita, attento alle tematiche sociali della più stretta attualità e a come vengono trattate dal cinema e dai media più in generale. Il tema dell’edizione di quest’anno è l’innovazione, il cambiamento e la proiezione dello sguardo verso il futuro”. Tutto rimanda all’intelligenza artificiale, alle sue molteplici sfaccettature, per cui l’aggiornamento professionale diventa un momento di crescita per i giornalisti italiani. La sua storia e quella dei cronisti impegnati su più fronti ha davanti qualcosa che ribalta la funzione di mediazione del prodotto giornalistico?  Per ora l’importante è farci i conti. “Ringrazio  gli amici di Vico Equense, gli organizzatori del Social World Film Festival e i relatori per un corso che mette in rilievo i profili deontologici nei messaggi di Papa Leone” spiega Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania che con l’appuntamento di Vico Equense segna un altro passo sull’interazione tra tecnologie e professione. Per partecipare al corso le prenotazioni sono  aperte sulla piattaforma www.formazionegiornalisti.it e chiuderanno sabato 21 giugno.

 

Si parla molto di somiglianze impressionanti tra esseri umani e macchine, con riferimento ai caratteri somatici che ci contraddistinguono. Non solo nelle fattezze, ma persino nelle espressioni, nelle movenze, nel tono di voce. La frontiera del cyborg umanoide è in continua espansione, e i miracoli dell’ingegneria offrono a tutto il mondo scenari in cui l’automa è in grado di decifrare, con autonomia e tempi di reazione sempre più ridotti, input esterni con tanto di risposta emotiva. È uno spettacolo che affascina e lascia perplessi allo stesso tempo. Potremmo far nostro il pensiero che Cartesio rivolse a suo tempo agli animali, definendoli mere entità corporee prive di ogni sensibilità. E come nell’animalità cartesiana, nell’imitazione robotica ovviamente non esiste traccia di coscienza.

Eppure, anche se in parte, quello stupore atavico rimane; quella fascinazione verso un che di analogo che non conoscevamo e che ci pone di fronte a modelli speculari della nostra vita persiste. Fu proprio l’arte dell’animatronica a sdoganare un concetto di verosimiglianza che lasciò il pubblico sbalordito di fronte al realismo con cui semplici “manichini da giostra” venivano realizzati. L’intrattenimento più di una volta ha funzionato come anticamera del progresso. Il cinema ne è – ancora una volta - la conferma: da puro svago popolare per le fiere di fine ‘800 a banco di prova della rivoluzione tecnologica e digitale. E a proposito di fiere e di cinema, vale la pena addentrarsi in quel mondo dove, nel lontano 1955, un uomo di nome Walt Disney ha dato vita alla fantasia. Parchi a tema, strutture che hanno preso la forma di sogni e visioni. Disneyland è stata in tutti sensi la Tomorrowland prototipica dell’atto creativo nello sviluppo tecnologico, spezzando l’apparente incomunicabilità tra tecnica e immaginazione, magia ed efficienza.

Nella dark ride dei parchi a tema si nasconde l’immagine emblematica di un avvenire che – attraverso forme sempre meno definite – oggi ci tocca da vicino. Dark ride sì: tunnel immersivi, bui, illuminati da qualche luce a neon per amplificarne l’effetto e trasformare il breve tour in evasione temporanea dal mondo reale. Un tuffo nelle storie che ci raccontavano da bambini, un salto nell’angolo incantato della nostra memoria. La tecnologia ha saputo generare tutto questo. Ha saputo, in un certo senso, “dar vita” a ciò che noi, pubblico passivo, vedevamo solo attraverso uno schermo, grande o piccolo che fosse.  È nei corridoi bui percorsi da binari e disseminati di riproduzioni bioniche con gestualità sempre più fluide che l’immaginario collettivo ha trovato il proprio spazio di vita. Tuttavia, il noto “mondo del domani” disneyano lascia margini di apertura che scardinano una spazialità che a lungo ha circoscritto in traiettorie fisse il connubio tra progresso e immaginazione.

Il realismo che ci ritrovavamo sottoforma di divertimento a portata di famiglia continua in qualche modo a stupirci, questo sì, ma con finalità sostanzialmente differenti, e non senza una certa dose di inquietudine. Oggi l’impresa tecnologica stessa è per certi aspetti un passaggio “guidato” in una galleria oscura, priva di luci in lontananza che ne illuminino il tragitto, costellata da immagini animate che trasformano quella terra di sogni in una “valle perturbante”.  Concetto attuale, in riferimento alle controversie prodotte dal crescente sviluppo della robotica, ci porta a pensare la tecnologia come una “galleria degli specchi”, in cui l’illusione artificiale di un essere dotato di circuiti e sensori altera la percezione del reale, favorendo il proliferare di riflessioni in materia di etica e, in alcuni casi, di spiritualità. Cosa c’è in gioco in tutto questo? In primis una strenua difesa all’emotività umana non soggetta ad alcuna riproducibilità di stampo computazionale. Ma non dimentichiamo che, oggi come oggi, la uncanny valley non è solo qualcosa di fisicamente determinato né di localizzabile in singoli laboratori.

Qui l’oscurità del tunnel è irrimediabilmente più fitta; le immagini presenti, tuttavia, assai più vivide. C’è un “parco a tema del quotidiano” che l’Intelligenza Artificiale ha fondato attingendo da un bagaglio di icone pop, stereotipi culturali e racconti sedimentati nella nostra memoria. Il suo obiettivo? Offrire intrattenimento sostenibile sul lungo periodo, senza vincoli di spazio e, soprattutto, a portata di mano. Il giro prosegue, di meraviglie riprodotte ce ne sono a non finire. Nel parco digitale ce ne è veramente per tutti: grandi e piccoli, sognatori e nostalgici. L’algoritmo IA è un banditore che offre promesse di intrattenimento sicuro, invitando il suo pubblico a lasciarsi stupire dalla magia delle sue attrazioni. La generative-AI propone un’arte stilisticamente versatile, su misura per intere generazioni. Contenuti che simulano il passato, omaggiano vecchie e nuove tendenze.

L’IA crea e vivifica per noi. Le basta ricodificare emozioni, sensazioni, ricordi. La giostra algoritmica ricomincia il suo giro, rappresentando scenari di ieri e distopie del futuro. Ma cos’è che mette in moto l’intero meccanismo? Nostalgie condivise, esperienze narrative che ritroviamo in parole come “cult” o “grande classico”, veri e propri modelli alla base di memorie collettive. Il digitale imita vecchi schemi e sperimenta allo stesso tempo, progetta mondi al posto nostro e spazza via il confine tra reale e virtuale. Video generati in versione VHS per utenti social alla ricerca di vecchie emozioni, manipolazioni di immagini vintage alterate secondo codici espressivi combinati; revival di successi passati rivisitati in sequenze animate stilizzate, così impattanti visivamente da suscitare emozioni contrastanti.

I personaggi che avete amato come non li avete mai visti!”.

Questa è la formula magica del giostraio digitale.

E adesso? Il tunnel si fa sempre più profondo, il desiderio di inoltrarsi in un mondo artificiale popolato da simulacri della nostra giovinezza più intenso. L’algoritmo della nostalgia ci trasporta in un mondo fatto di zone rassicuranti e rappresentazioni inquietanti, in cui curiosità e repulsione si mescolano. La macchina crea ininterrottamente, riscrive secondo una propria logica il passato giocando sui contrasti, rivisitazioni che fanno sensazione e attirano nonostante tutto.

Non siete curiosi? Venite a vedere con che fantasia trasformo le vostre storie”.

Tutto questo ci disorienta, ma ci invita ancora una volta a replicare quel giro, attratti dalla messa in scena di una rappresentazione che sfida l’immaginazione umana. E così, tutti a bordo del treno per addentrarci nella funhouse decentralizzata dell’IA; affidiamo alla macchina il compito di reinventare l’immenso archivio dell’immaginario umano, un po' come il caro e vecchio Walt fece all’epoca nel dare materia ad una realtà custodita nel cuore e nella mente delle persone. Quindi, non rimane altro che godersi la visita e lasciare che sia l’IA a prendersi cura di noi.

Non temete, le emozioni non mancheranno.

Rassicura una voce amichevole nella giostra, mentre il vagone si prepara ad entrare nel buio.

Se la giostra dovesse prendere una svolta meno favolistica, più lugubre, tramutare il sogno in incubo, non preoccupatevi, anche questo è compreso nell’intrattenimento. L’importante è che sia “l’algoritmo della nostalgia” a scegliere per voi. In un modo o nell’altro saprà accontentarvi… e stupirvi. Lasciate che sia lui a sognare. Rimane solo un ultimo dubbio: chi decide davvero quando giunge il momento di fermare la giostra?

Benvenuti nell’Uncanny Memories, amici!

La dark ride del “mondo del domani” è pronta per ripartire.

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