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Non una semplice mostra, né una tradizionale sfilata: la Rebel Art Exhibition dedicata a Serena Pizzo si è imposta come un’esperienza immersiva e stratificata, capace di fondere linguaggi e rompere i confini tra arte visiva e fashion design. Nella cornice della WE GIL, trasformata per l’occasione in un teatro fluido di immagini e corpi in movimento, l’artista ha presentato la nuova collezione Animorfie,
registrando un’affluenza ben oltre le aspettative.
L’iniziativa, patrocinata da Regione Lazio e Lazio Crea – che hanno riconosciuto il valore culturale del progetto concedendo uno degli spazi più rappresentativi della scena contemporanea romana – si è distinta per la sua capacità di proporre un modello espositivo innovativo, dove la fruizione diventa partecipazione attiva.
Un racconto visivo tra arte e moda
La serata si è articolata come un vero e proprio percorso narrativo. Gli ambienti della WE GIL sono stati ripensati come un set dinamico in cui modelle, performer e opere pittoriche hanno dialogato in tempo reale, annullando la distanza tra spettatore e creazione artistica.
In passerella – o meglio, nello spazio performativo – hanno preso forma gli abiti-quadro di Serena Pizzo: capi dipinti a mano su tessuti tecnici e sete naturali, attraversati da figure animorfiche, ibridi visionari tra umano, animale e simbolico. Le proiezioni pittoriche, diffuse sulle pareti e sui corpi, hanno amplificato l’impatto onirico della collezione, trasformando l’intero ambiente in una dimensione sospesa.
A completare l’esperienza, il contributo sonoro del cantautore Visco 140, che ha costruito un paesaggio musicale coerente con l’estetica surreal-pop dell’artista, e l’intervento coreografico della ballerina Eleonora Pedini, capace di tradurre in movimento la tensione metamorfica delle opere.
| Serena Pizzo, secondaa a sin. con il presidente dell' università Auge |
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La conduzione è stata affidata alla critica d’arte Sabina Fattibene, che ha accompagnato il pubblico con una lettura puntuale e accessibile, restituendo profondità teorica a un progetto già fortemente evocativo.
“La Patetica”, arte e parola
Nel corso della serata ha trovato spazio anche la presentazione del nuovo libro di Serena Pizzo, La Patetica, ulteriore tassello di una ricerca che attraversa linguaggi e formati. A illustrarne il valore è stato il Magnifico Rettore Giuseppe Catapano dell’AUGE Università, tra gli enti patrocinatori dell’evento insieme a Regione Lazio e Lazio Crea.
Un intervento che ha sottolineato la dimensione culturale dell’opera, evidenziando come la produzione dell’artista si collochi in un territorio di confine tra estetica, narrazione e riflessione contemporanea.
Animorfie: identità in trasformazione
Cuore della serata, la collezione Animorfie si presenta come una riflessione visiva sulla metamorfosi, intesa come condizione identitaria del presente. Le creature immaginate da Serena Pizzo – ironiche, stratificate, talvolta perturbanti – prendono vita nei capi, trasformando l’abito in organismo narrativo.
Silhouette fluide e volumi scultorei dialogano con pattern pittorici che rielaborano il surrealismo in chiave pop, mentre ogni tessuto diventa superficie di racconto. Il risultato è un’estetica riconoscibile e dichiaratamente “ribelle”, che mette in discussione i codici tradizionali della rappresentazione del corpo.
Presenze e collaborazioni
A impreziosire l’evento, la partecipazione di figure di rilievo del panorama creativo italiano. Tra queste, la designer veneziana Liliana Vianello, con le sue creazioni in vetro di Murano, e l’artista sorrentino Massimo Sepe, presente con opere materiche di forte impatto.
Fondamentale anche il contributo di Glamour Fashion Queen, responsabile della selezione di modelle e modelli, che hanno dato corpo e dinamismo alla visione dell’artista.
Un successo oltre le aspettative
La risposta del pubblico – composto da curatori, galleristi, rappresentanti di maison, collezionisti e stampa specializzata – ha confermato l’interesse crescente verso format ibridi, capaci di unire arte e moda in chiave contemporanea.
La Rebel Art Exhibition si chiude così con un bilancio più che positivo, imponendosi come esempio riuscito di contaminazione tra linguaggi e come piattaforma per una nuova modalità di racconto artistico.
A sintetizzare il senso della sua ricerca è la stessa Serena Pizzo:
«Con Animorfie ho voluto dare corpo a un immaginario libero, istintivo, che non teme la trasformazione. L’abito diventa pittura, la pittura diventa creatura, e il pubblico entra in un mondo dove tutto può mutare».