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"Truculentus" al Teatro Arcobaleno: Zingaro e il volto senza tempo di Plauto - Il gioco antico del desiderio nel rigore di un passato che ci somiglia.

By Antonella Piliego March 26, 2026 528

 

Roma, marzo 2026. C'è un'inquietudine sottile nel vedere Plauto ridere delle nostre crepe, un'eco lunga duemila anni che ci precipita addosso. Vincenzo Zingaro la raccoglie nel Truculentus, la porta sulla scena e la fa diventare specchio del presente, un'allucinazione necessaria.

Le musiche di Giovanni Zappalorto scivolano nella penombra prima delle parole, canzoni sature di polvere e disillusione, memorie di radioline o di sale da ballo lontane nel tempo, e quella cadenza anni Trenta che arriva prima che il pensiero trovi le parole. La rarità dell'opera, che già Cicerone considerava tra le migliori di Plauto, si avverte nell'attesa elettrica della platea.

Lo sguardo si posa sullo sfondo, su una pagina di testo latino lacerata, i versi di Plauto ancora leggibili nello strappo. Una lampada a frange, un tavolo, una sedia e una gradinata sono gli elementi essenziali che disegnano lo spazio dello scenario. Gli oggetti chiamano l'assente, gli attori colmano i vuoti con la forza dei gesti e la gravità degli sguardi.

Sotto una luce che sfuma dal blu all'arancio una provincia familiare prende forma. È la sospensione felliniana di Amarcord, dove i moti dell'animo restano compressi e privi di sbocco. In questo clima di attesa, la vicenda abbandona l’Urbe e si radica in una Sicilia di fine anni Trenta, densa di brame e tensioni trattenute.

La trasposizione di Zingaro mette in dialogo l’arguzia spietata del latino con la memoria del Novecento italiano. I personaggi si muovono tra l’artificio di Cinecittà e una nostalgia rurale che emerge dai corpi, dai silenzi e da una fame antica mai risolta del tutto.

E così, in un acquario emotivo in cui l'immobilità costringe i desideri a riflettersi su se stessi fino a farsi crudeli, si compie il gioco di Plauto. La messa in scena è il distillato di trentaquattro anni di lavoro con la Compagnia Castalia, un rigore filologico che Vincenzo Zingaro ha affinato fino a trasformarlo in puro istinto teatrale.

In quella Sicilia segnata dalla miseria e dalla retorica del regime appare Frenesia, la meretrix più lucida di Plauto, una donna consapevole delle mosse e del prezzo di ogni desiderio. La storia si fa urgente, ferocemente leggibile, perché in quella terra ogni sete di dominio trova terreno fertile.

Piero Sarpa apre la scena e interpreta Capatosta con una leggerezza che sfiora il pubblico senza afferrarlo. Rocco Militano è Truculento, l'unico che osserva invece di desiderare, con una fisicità grezza che occupa il palco senza permesso, coscienza scomoda dell'opera. Laura De Angelis è Anastasia, voce di una provincia che si riconosce a pelle. Attorno a loro ruotano le maschere della comicità antica: il Generale, miles gloriosus travestito da gerarca che schernisce l'autorità mentre la storia prepara il suo epilogo più cupo, il podestà compiaciuto, il servo trascinato in giochi più grandi di lui, ciascuno convinto di contare qualcosa, ciascuno destinato a scoprire che non è così.

L'apparizione di Frenesia ferma il tempo. Annalena Lombardi la incarna con un rigore che attraversa i cambi di costume senza cedere, conservando quell'identità d'acciaio e una presenza che non ammette repliche. Il personaggio va oltre la meretrix della tradizione per farsi figura complessa, in bilico tra la sensualità della Gradisca e una malinconia tutta plautina. Quando canta, sola con la luce fredda addosso, la sala smette di respirare. Non è un effetto cercato, accade e basta. La sua voce arriva dolce e insinuante, e in quella dolcezza c'è la verità di chi sa esattamente quanto vale.

Gli uomini si lasciano ingannare perché lo desiderano, quasi la verità pesasse troppo per essere sostenuta. Truculento è l'unico che resiste, ancorato al suo lato del palco, finché nell'attraversare la scena cede anche lui con un passo che vale più di qualsiasi battuta. Zingaro mostra questo senza spiegarlo. Lo lascia vivere nella scena. Lo spettacolo si fa specchio, un riflesso in cui finisco per riconoscermi.

Quando le luci si abbassano e il pubblico applaude, resto ancora un momento nel buio. Plauto ride di nuovo. E questa volta sento di aver capito perché.

 

Truculentus di T.M. Plauto, adattamento e regia Vincenzo Zingaro. Con Annalena Lombardi (Frenesia), Piero Sarpa (Capatosta), Giovanni Ribò (il Generale), Rocco Militano (Truculento), Laura De Angelis (Anastasia), Fabrizio Passerini (Favino), Maurizio Castè (Il Podestà pugliese), Paolo Oppedisano (Guercio). Musiche Giovanni Zappalorto, scene Emilio Ortu Lieto e Vincenzo Zingaro, costumi Emiliana Di Rubbo, disegno luci Giovanna Venzi. Compagnia Castalia, Teatro Arcobaleno, Centro Stabile del Classico, via F. Redi 1/a, Roma. Dal 6 al 29 marzo 2026, venerdì e sabato ore 21, domenica ore 17.30.

 

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Last modified on Friday, 27 March 2026 18:20
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