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QUANDO LA SCIENZA SI RINCHIUDE NEL DOGMA   - LA QUESTIONE CONTROVERSA DEI TRAPIANTI DI ORGANI  

By Roberto Fantini April 02, 2026 129
       Hans Jonas

  “Proprio il dubbio – il non sapere in fondo dove sia l’esatto confine tra la vita e la morte – dovrebbe dare la precedenza alla supposizione della vita e far resistere alla tentazione della dichiarazione di morte così pragmaticamente consigliata.

(…) c’è motivo per dubitare che, anche in assenza di funzione cerebrale, il paziente che respira sia del tutto morto. In questa situazione d’ineliminabile ignoranza e di ragionevole dubbio l’unica massima corretta per agire consiste nel tendere dalla parte della vita presunta.”

                                                                     Hans Jonas

 

                Il caso doloroso del povero bimbo tragicamente espiantato e trapiantato ha avuto anche l’effetto di riportare all’attenzione generale la questione dei trapianti d’organi.  Moltissime persone, però, continuano a non cogliere gli aspetti problematici insiti in questa pratica, prevalentemente accolta (soprattutto a livello mediatico) come qualcosa di non meritevole di essere dibattuta.

In particolare, si continuano ad ignorare alcuni aspetti critici della pratica trapiantistica, come quelli ben illustrati da Mercedes Arzù Wilson (Presidentessa della Fondazione per la Famiglia delle Americhe e dell’Organizzazione Mondiale della Famiglia, ma anche membro della Pontificia Accademia per la Vita), che riportiamo qui di seguito: 

   “- Se il donatore “cerebralmente morto” è davvero morto, perché continuano ad alimentarlo con le flebo?
- Perché, a volte, gli si fanno delle trasfusioni?
- Perché si somministrano ormoni tiroidei e surrenali?
- Perché necessitano dell’anestesia per espiantare gli organi? È forse perché l’anestesista e le infermiere si troverebbero a disagio nel vedere il supposto “cadavere”, che respira con l’assistenza di un ventilatore, muoversi mentre loro tagliano il torace del donatore per prelevarne il cuore, il fegato o il pancreas?
- Perché gli somministrano una sostanza paralizzante? È forse per evitare che il donatore si dimeni con paura quando il chirurgo dà inizio all’espianto dei suoi organi, oltre che per rassicurare l’impensierito staff medico che il donatore “cerebralmente morto” è realmente morto? Prima di cominciare ad usare droghe paralizzanti è stato necessario convincere alcuni membri dello staff che dubitavano che il donatore fosse davvero morto.
- È curioso notare che, anche se il donatore è paralizzato, il battito del cuore e la pressione del sangue aumentano non appena il cuore inizia ad essere estratto.” *
 

 A queste e a simili osservazioni ed interrogativi, i fautori delle pratiche trapiantistiche si affannano a rispondere in maniera molto rassicurante, al fine di acquietare dubbi, timori e perplessità.

Quando -  ci dicono -  viene dichiarata la morte cerebrale (cioè la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello), la persona è, a tutti gli effetti, legalmente e clinicamente morta. Tuttavia, il corpo può essere mantenuto temporaneamente “in funzione” tramite macchine (ventilazione, farmaci), così che gli organi restino ossigenati per poter essere destinati ad un eventuale trapianto.

Perché, allora, si farebbe ricorso all’anestesia?

 In realtà – ci viene spiegato -  non si tratterebbe di anestesia in senso classico (cioè per evitare dolore cosciente), perché, con la morte cerebrale, non ci sarebbe più alcuna forma di coscienza, né, quindi, nessuna possibilità di percezione del dolore. 

Le ragioni principali sarebbero altre, come il controllo delle reazioni spinali, in quanto, anche senza attività cerebrale, il midollo spinale può continuare a generare riflessi automatici. Durante l’intervento, quindi,  possono comparire sia movimenti degli arti, sia aumento della pressione o della frequenza cardiaca. I farmaci impiegati (anestetici, miorilassanti) servono a controllare questi riflessi, non certo ad impedire che il soggetto donatore possa “sentire” qualcosa.

Inoltre, durante l’espianto è fondamentale mantenere gli organi in condizioni ottimali: i farmaci aiutano a mantenere pressione e circolazione stabili ed a  ridurre risposte infiammatorie o ormonali, migliorando, in tal modo, la qualità degli organi per il trapianto. 

 Cosa controbattere?

Le tesi qui riportate costituiscono le principali argomentazioni che i sostenitori del sistema trapiantistico  utilizzano per cercare di spegnere dubbi a mio avviso più che ragionevoli e perfettamente legittimi.

   Tutto il processo argomentativo si fonda, a ben guardare, sulla convinzione  non oggettivamente dimostrabile che, effettivamente, nel cosiddetto "donatore" si sia attuata "la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello".

In realtà, una simile condizione non è mai veramente accertabile, perché: 

  1. a) non siamo in grado di conoscere con certezza quali siano TUTTE le funzioni del nostro cervello;
  2. b) né tantomeno siamo in grado di comprendere con assoluta precisione quando esse arrivino alla piena e definitiva cessazione. 

Procedendo, infatti, con le operazioni di espianto, ci precludiamo qualsiasi possibilità di ottenere un riscontro oggettivo della presunta "irreversibilità" di tale cessazione! 

Di fatto, in maniera palesemente anti-scientifica, trasformiamo, con abili giochi di prestigio linguistici, in assolute ed indiscutibili VERITA' scientifiche quelle che, invece, sono condannate a restare soltanto mere IPOTESI. 

In pratica: che non ci sia più coscienza nel cosiddetto "morto cerebrale" è una credenza dogmatica e fideistica che si basa sul ritenere quella cosa sommamente misteriosa che chiamiamo "coscienza" come dipendente unicamente e totalmente dal funzionamento del nostro apparato cerebrale, nonché sulla convinzione (categoricamente indimostrabile) di essere in pieno possesso delle tecnologie  indispensabili per poter giudicare in merito alla persistenza o meno di qualsiasi attività all'interno di detto apparato. 

Ritenere apoditticamente che, in un soggetto dichiarato “clinicamente morto”, possano esserci dei "riflessi" del tutto indipendenti da un qualche funzionamento dell'apparato cerebrale è un'asserzione che ha molto più a che vedere con una metafisica di tipo materialistico che con il rigore di una sana ed onesta metodologia scientifica.

 

*In Vivi o morti? Morte cerebrale e trapianto di organi: certezze vere e false, dubbi e interrogativi, Roberto Fantini, edizioni Efesto, Roma 2023.

 

 

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Last modified on Thursday, 02 April 2026 23:31
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